L’ispettore Cadavre




Le inchieste di Maigret (22)
Che cosa ci farà mai, in un paesino della Vandea che a metà gennaio sembra fatto di acqua e di fango, quell'essere livido e odioso che tutti al Quai des Orfèvres hanno sempre chiamato l'ispettore Cadavre? La questione intriga non poco il commissario Maigret, il quale è arrivato lì in veste privata, per dare una mano al cognato di un giudice che rischia un'imputazione per omicidio: lo ha visto scendere dal treno proprio mentre scendeva lui, e continua a trovarselo fra i piedi – anzi, sembra che l'altro arrivi sempre prima di lui. Una cosa però è certa: se Maigret se ne andasse sarebbero tutti più contenti. E in ogni caso a che serve restare? Tanto non riesce a cavare un ragno dal buco: intorno a lui si è chiusa una cortina di silenzio. D'accordo, Albert Retailleau è morto, e alcune lettere anonime dicono che non si è trattato né di un incidente né di un suicidio, e che Albert era l'amante della figlia di uno dei notabili del paese. Ma sono soltanto voci, e comunque sembra che della verità non importi niente a nessuno. E allora di che si impiccia Maigret? Perché non lascia perdere e non prende il primo treno per Parigi? Forse perché il Butterato, l'operaio amico di Albert, lo ha accusato di essere, anche lui, dalla parte dei «signori»? O non, piuttosto, perché con la sua presenza – e la sua strafottenza –, e con quei sorrisi sardonici che gli rivolge ogni volta che lo incontra, l'ispettore Cadavre sembra quasi sfidarlo?
Scritto nell'estate del 1941, L'inspecteur Cadavre fu pubblicato nel 1944.

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