Maigret




Le inchieste di Maigret (20)
Non si può proprio dire che sia contento, l'ex commissario di divisione Jules Maigret, di essere svegliato in piena notte, nella casa di campagna dove si è ritirato da quando è in pensione, dal nipote di sua moglie, giovane poliziotto imbranato che un testimone accusa di omicidio. Né è contento di dover abbandonare le sue canne da pesca e i suoi lucci per ritrovarsi, in un'alba gelata, a correre verso Parigi dentro un taxi – dopo aver indossato il cappotto col bavero di velluto e la bombetta, quasi una divisa di ordinanza – per cercare di tirar fuori dai pasticci quell'imbecille di Philippe. Ed è ancora meno contento quando si rende conto di essere tagliato fuori dal mondo che per tanti anni è stato il suo, e di sentirsi «vecchio e privo di energie, di risorse e di idee». Ma che il lettore si rassicuri: non durerà per molto. Gli basterà annusare di nuovo la buona aria viziata dei locali notturni e dei bistrot attorno a Pigalle, frequentati da macrò, tenutari di bordelli, spacciatori di droga, delinquenti e canaglie di piccolo e di grande cabotaggio, per ritrovare un solido buonumore e riuscire, giocando d'astuzia, a estorcere al vero colpevole una piena per quanto inconsapevole confessione.
Scritto a Porquerolles nel 1933, Maigret apparve nel 1934, in un momento cruciale nella carriera letteraria di Simenon che sta per abbandonare l'editore Fayard per passare alla Gallimard.

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