Il cavallante della «Providence»




Le inchieste di Maigret (16)
Canale dalla Marna alla Saona: un nastro d'acqua piatto che sembra dipanarsi in assoluta solitudine. Chiusa n. 14. Pioggia torrenziale. Chiatte, battelli, cavallanti che governano i cavalli fradici, uomini intirizziti che trascinano gli zoccoli o gli stivali nel fango. Nella stalla attigua al Café de la Marine viene rinvenuto il corpo di una donna: abito di seta avorio, scarpe di camoscio, braccialetto d'oro e platino firmato. È stata strangolata. Una scoperta inverosimile. E l'identificazione del cadavere non contribuisce a chiarire le cose: è Mary Lampson, la moglie di un gentiluomo inglese che viaggia a bordo del Southern Cross in compagnia di improbabili ospiti: un uomo di fiducia per metà greco e per metà ungherese, la vedova di un deputato cileno, un marinaio russo. Gente apatica e annoiata, che guarda senza vedere. Come sempre Maigret si lascia permeare dall'ambiente, cerca di cogliere l'essenza della vita del canale. E finirà per imbattersi nel cavallante della «Providence», Jean Liberge, dallo sguardo «di una limpidezza sconcertante», una sorta di innocuo scemo di paese simile a quelle bestie che «sono abituate alla dolcezza e che all'improvviso vengono maltrattate». Cosa lega i passeggeri del Southern Cross, altezzosi e blasé, a quel mondo di acqua e di fango? E, soprattutto, cosa li lega a Jean Liberge? Non si potrebbero immaginare mondi più inconciliabili. Ma possiamo immaginare a chi andrà l'intenerita comprensione di Maigret.
Compiuto a Morsang, a bordo dell'Ostrogoth, nell'estate del 1930, Il cavallante della «Providence» venne pubblicato nel 1931.

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