Fiori per un vagabondo

Un mazzo di fiori e l'ex giudice Petri: questi i due protagonisti dell'ennesimo avvicente giallo di Gianni Simoni, come sempre ambientato a Brescia, con spaccati di vita vissuta. Un libro che si legge volentieri lasciandosi prendere dall'indagine e, detto una volta per tutte, l'intuito femminile che in questo libro appare sempre più importante così come i sentimenti e la psicologia delle donne, una in maternità, l'altra una casalinga che sa il fatto suo e che non macherà di aiutare suo marito. Ed il commissario Miceli che come al solito da il suo contributo non indifferente. Insomma, un giallo che consiglio sia per goderselo così come è, sia per apprezzare ancora una volta la vita comune con i suoi risvolti e le situazioni di tutti i giorni che ci spingono ad agire in un modo piuttosto che in un altro.




Le indagini del commissario Miceli e l'ex giudice Petri (11)

Una sparatoria in pieno giorno sulla porta di un bar nella periferia di Brescia. E, mentre una Vespa si allontana a tutto gas verso la tangenziale, un barbone che passava di lì per caso si accascia sul marciapiede. Sembrerebbe una faccenda di poco conto, eppure... Subito emergono alcune stranezze: se si trattava di un vagabondo, perché allora indossava una camicia cifrata e di ottima fattura e aveva le unghie dei piedi curate? E come mai è stato colpito da ben due colpi, uno di striscio alla spalla e l'altro, letale, in pieno viso? Un proiettile vagante passi, ma due... I conti non tornano per il commissario Miceli, che, in assenza del commissario titolare Grazie Bruni, è stato reintegrato a tempo pieno, con buona pace della sospirata e sempre più lontana pensione. E, come sempre, quando i conti non tornano, Miceli chiama in aiuto il suo vecchio amico, l'inossidabile ex giudice Petri. Nonostante le flebili, se non quasi inesistenti tracce – un anonimo mazzo di fiori di campo lasciato chissà da chi sul luogo del delitto –, i due investigatori riusciranno a dare corpo a un caso che rischiava di scomparire, come la sua vittima.

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