La mano di Gloria

Premessa: per comprendere l'opera di Renato Carpaneto mi vengono in mente due esempi. Il primo è un'intervista ad Umberto Eco durante la quale gli venne chiesto come mai ne "Il nome della rosa" avesse descritto il portale d'ingresso dell'abbazia in ogni dettaglio ed utilizzando quindi tre pagine. La risposta fu che in questo modo il lettore veniva aiutato ad entrare nei lenti ritmi di vita di un'abbazia medievale e potesse quindi entrare nell'ottica del libro. Il secondo esempio è che viviamo in un'epoca in cui ci siamo abituati alla velocità dello scambio di informazioni ed a telefilm quali CSI o NCIS in cui i casi vengono risolti in cinque minuti inserendo dei resti di DNA in una provetta e risalendo così al colpevole o ingrandendo all'inverosimile un dettaglio di un filmato scoprendo le lenti a contatto del killer di turno. Per non parlare del riconoscimento facciale... Ci siamo così scordati di Maigret o di Colombo che non avevano tutta questa tecnologia, ma arrivavano ugualmente al colpevole con arguzia ed intelligenza, seguendo semplicemente gli indizi e la vita dei personaggi.

Libro 1: giunto alla fine delle 700 pagine mi sono detto soddisfatto di avere quest'opera. Proprio per quanto ho scritto nella premessa bisogna superare la scrittura stile Maigret o Colombo ed affrontare il volume come fosse il portale dell'abbazia, ma fatto questo passo ci si addentra subito nella storia. Storia che è ambientata nel 2029, ma che ci viene narrata con continui salti nel passato e nel futuro per descriverci cosa ci ha portato ai giorni nostri e cosa ci riserverà il futuro. Partendo fin dall'antica Grecia troviamo in questo libro i motivi che hanno portato, nel secolo scorso e nel nuovo millennio ad una crisi dei valori in cui si era sempre creduto. E questo viene descritto attraverso la storia di alcuni personaggi che, con la loro storia e la storia dei loro antenati, hanno portato alla costituzione della "Mano di Gloria". Non voglio fare un riassunto del libro e togliere il gusto della lettura, ma alcuni di loro vanno citati: Pietro Jorio, Lothar Drusian ed i suoi antenati, Fosco Pardini, Vittoria Cristaldi. Ed è attraverso la loro storia che Carpaneto introduce l'antefatto e ci introduce in quel che avverrà nel secondo libro. Il tutto creato con abilità da Renato Carpaneto che ci fa attraversare il portale de "Il nome della rosa" a piccoli passi e aprendolo per noi e con noi poco alla volta ed introducendoci lentamente nel mondo dell'abbazia, del libro e della vita quotidiana dei personaggi ed, in fondo, di noi stessi.

Libro 2: e così mi sono ritrovato a voler leggere il secondo libro, bisognava sapere cosa sarebbe successo ad ognuno di questi personaggi che mi avevano tenuto compagnia per tanto tempo. Ed ecco però che compaiono nuovi personaggi, di cui non cito i nomi. Sono in pratica la classe dirigente italiana, europea, mondiale. Ed insieme a loro ci si imbatte nell'universo multimediale, nella televisione e nei giornali e di chi li controlla. Sembra che nel 2029 si sia conclusa una sorta di metamorfosi dei poteri che è iniziata oggi, che noi adesso possiamo vedere, o forse non vogliamo. Ed ecco ancora i nostri protagonisti del primo libro che, quasi senza saperlo trovano degli alleati e, sempre guidati da Jorio, iniziano le prime schermaglie contro il potere. E' da una di queste che prende il titolo l'intero romanzo. E poi Jorio e sempre Jorio, con le sue teorie sulla Bellezza e con i suoi attacchi, che prende quota e si rivela per quello che è: un vero condottiero, un sognatore lungimirante ma con i piedi per terra. E così che si viene risucchiati ancora una volta negli eventi del libro, tra battaglie, piccole insurrezioni, ma anche tra filosofia, bellezza e Storia. Belle le pagine che parlano di Amore, perché anche quello c'è, ed in dosi massicce. I giorni passano, il libro procede e si vede la fine; quando voltiamo l'ultima pagina siamo pronti a prendere in mano il terzo libro perché sappiamo già che qualcosa di davvero grande dovrà succedere. E succederà.

Libro 3: e tutto si conclude... o quasi. Come al solito non voglio raccontare il libro altrimenti chi avrà la fortuna di leggerlo si perderà il bello, il succo della storia. Ci sarà comunque la battaglia finale, quasi come nella trilogia de "Il Signore degli Anelli". Ma nel libro di Tolkien la lotta è tra il bene ed il male, mentre qui si sposta tra politica e popolo che vuole tornare alla Bellezza di qualche anno prima quando l'era tecnologica non lo aveva ancora sopraffatto. Ed anche la battaglia finale è descritta in stile Carpaneto: due passi avanti ed uno indietro fino all'epilogo finale. Qualcuno morirà, altri resteranno in vita per continuare o meno l'opera, la grande intuizione e realizzazione che Jorio aveva già pianificato da anni e che lascia in eredità ai suoi posteri. A loro toccherà decidere cosa fare del mondo in un finale che non finisce e ti lascia appeso al libro tramite un filo invisibile: chissà come sarà il mondo nel 2029 e chissà cosa farò e sarò io stesso...

Considerazione finale dopo 2108 pagine: uno dei libri più belli che abbia letto. Vero che la lentezza della narrazione ti spinge a chiuderlo dopo poche pagine, ma superato questo piccolo impedimento ci si lascia avvolgere nella storia e si vorrebbe essere sempre li con gli occhi puntati sul libro ad andare avanti con la lettura. Ed una idea: perchè non inserirlo tra i libri obbligatori da leggere a scuola al posto o insieme ai già tanti ma poco utili libri che i ragazzi leggono? Forse da questa saga impareranno qualcosa per loro stessi e, più in generale, per il futuro.




La trama:
Che rapporto intercorre tra una chiesa che esplode nel bel mezzo delle esequie di un boss locale in quel di Rivara Ionica in Calabria e l'impasse in cui sprofonda il movimento clandestino Edelweiss, tradizionalista e, secondo alcuni, retrivo e confessionale, che agisce in Sudtirol? Perché i servizi segreti russi e turchi si dimostrano febbrilmente interessati a entrambe le faccende? Cosa collega a questi fatti l'efferato rituale a cui assiste clandestinamente lo psicolabile Fosco Pardini, discendente di una genia di tombaroli e aspirante bombardiere anarchico in quel di Volterra? Perché il trafficante d'arte Pietro Jorio, elusivo gentiluomo che ostenta pose dannunziane e vive in una sconcertante villa presso il Col di Nava, allo scoccare di questi eventi decide di trasformare lo stravagante club di collezionisti da lui presieduto in un'organizzazione rivoluzionaria? Perché è persuaso che una disturbante, oscena scultura funeraria custodita in un negletto cimitero del Midi sia la chiave dell'inespugnabile mistero eretto attorno alla catena di stragi e delitti seriali che hanno insanguinato l'Italia per oltre mezzo secolo? Quale eredità ideale spinge il "privilegiato" Lothar Drusian, già campione di free-climb e modello di grido, a lasciare tutto per seguirlo? E' una "forza superiore" quella che ha fatto di Donna Vittoria Cristaldi dei baroni di Rivara l'unica scampata allo sterminio della sua famiglia e del suo clan? E' solo un caso che tutti loro patiscano acute crisi notturne con fenomeni di "sogno vigile"? Chi o cosa può avere innalzato l'ex-artista circense, escort, mistress e assassina professionista Gloria Von Rosenroth al vertice assoluto della più potente loggia segreta del pianeta? Ma la vera domanda è: come può tutto ciò concorrere alla liquidazione definitiva dell'Occidente e, con esso, dell'Era ancora in corso? La risposta, strano a dirsi, è ben custodita tra le pieghe delle Arti e del tradizionale paesaggio italiano. O meglio, in ciò che ne resta in quello spaventevole 2029.

1 commento:

  1. Recensione accurata ed interessante, complimenti. Ho letto l'intera opera e devo dire che mi rispecchio nel tuo pensiero, è un libro che diverrà sicuramente un cult tra qualche anno. Ho ascoltato anche la controparte musicale e devo dire che è eccezionale.

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